Mobilità Volontaria nella PA: Come Cambiare Ente
La mobilità volontaria rappresenta una delle strade più dirette per chi lavora nel settore pubblico e desidera cambiare ente senza dover affrontare un nuovo concorso. Si tratta di un istituto disciplinato dal diritto del lavoro pubblico italiano che consente al dipendente di trasferirsi, a domanda, verso un'altra amministrazione pubblica, mantenendo il proprio inquadramento contrattuale e l'anzianità maturata.
Con un pubblico impiego che conta circa 3,2 milioni di dipendenti (dato indicativo tratto dal Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato), la mobilità volontaria è uno strumento tutt'altro che marginale: ogni anno migliaia di lavoratori presentano domanda per passare da un comune a un ministero, da un'ASL a un ente di ricerca, o da una regione a un'altra. Capire come funziona questo meccanismo, quali sono i requisiti e dove cercare le opportunità è il punto di partenza per chiunque voglia cambiare ente restando nella PA.
Che cos'è la mobilità volontaria nella PA
La mobilità volontaria è il trasferimento di un dipendente pubblico da un'amministrazione a un'altra, su iniziativa del lavoratore stesso. A differenza della mobilità d'ufficio (detta anche obbligatoria), che viene disposta dall'ente per esigenze organizzative, quella volontaria nasce da una scelta autonoma del dipendente che individua un posto vacante presso un altro ente e presenta la propria candidatura.
Il punto chiave che distingue la mobilità dal concorso pubblico è questo: non si tratta di un'assunzione ex novo, ma di un trasferimento. Il dipendente non perde il proprio rapporto di lavoro a tempo indeterminato, non ricomincia da zero e non deve superare prove selettive paragonabili a quelle di un concorso ordinario. L'ente ricevente, dal canto suo, può coprire un posto vacante in tempi più rapidi rispetto all'indizione di una nuova procedura concorsuale.
Il quadro normativo di riferimento
La disciplina fondamentale della mobilità volontaria si trova nell'articolo 30 del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, noto come Testo Unico sul Pubblico Impiego (TUPI). Questo articolo è stato modificato in modo significativo dal Decreto Legislativo 25 maggio 2017, n. 75, che ha introdotto alcune semplificazioni importanti:
- La possibilità di mobilità tra comparti di contrattazione diversi, non solo all'interno dello stesso comparto.
- La prevalenza della mobilità rispetto alle nuove assunzioni: prima di bandire un concorso, le amministrazioni devono verificare la disponibilità di personale in mobilità .
- La previsione di accordi collettivi, definiti in sede di contrattazione collettiva nazionale, per regolare le modalità di passaggio tra i diversi comparti.
Accanto all'articolo 30, rilevano anche le disposizioni dei singoli CCNL di comparto, che possono fissare criteri aggiuntivi, modalità di valutazione dei candidati e aspetti legati al trattamento economico. I principali comparti del pubblico impiego sono: Funzioni Locali, Funzioni Centrali, Sanità , Istruzione e Ricerca, Sicurezza e Difesa e Magistratura.
Chi può fare domanda di mobilità volontaria
Requisiti soggettivi
Per accedere alla mobilità volontaria, il dipendente deve soddisfare alcune condizioni di base:
- Essere assunto a tempo indeterminato presso un'amministrazione pubblica. I contratti a tempo determinato non danno diritto alla mobilità .
- Aver superato il periodo di prova, se previsto dal proprio contratto collettivo.
- Non trovarsi in situazioni ostative previste dalla normativa o dal proprio CCNL di riferimento, come procedimenti disciplinari in corso che possono incidere sulla possibilità di trasferimento.
Non esiste, in via generale, un vincolo di permanenza minima obbligatorio per la mobilità volontaria. Tuttavia, alcuni avvisi pubblicati dagli enti richiedenti fissano autonomamente requisiti aggiuntivi, tra cui un'anzianità minima nella qualifica o nel profilo professionale richiesto. Chi è soggetto a obblighi di permanenza derivanti da specifiche normative deve tenerne conto prima di presentare domanda.
Requisiti oggettivi
Sul versante oggettivo, la mobilità avviene di norma tra profili professionali compatibili e tra categorie contrattuali omogenee. In particolare:
- Il dipendente deve ricoprire, nell'ente di provenienza, un ruolo analogo o equivalente a quello che andrà a occupare nell'ente ricevente.
- La categoria contrattuale deve essere corrispondente: ad esempio, la categoria C del CCNL Funzioni Locali verso la categoria C o equivalente del CCNL Funzioni Centrali.
- Ã necessario il nulla osta dell'amministrazione di appartenenza, sebbene l'articolo 30 del TUPI stabilisca che tale nulla osta non possa essere negato in modo arbitrario.
Come funziona il processo di mobilitÃ
Dove cercare i bandi di mobilitÃ
Il principale riferimento per trovare le opportunità di mobilità è il Portale Nazionale del Reclutamento INPA (inpa.gov.it), istituito nell'ambito delle riforme del pubblico impiego degli ultimi anni. Su INPA le amministrazioni pubblicano gli avvisi di mobilità con tutte le informazioni essenziali: il profilo professionale ricercato, la sede di destinazione, i requisiti richiesti, le modalità di presentazione della domanda e i termini di scadenza.
Oltre al portale INPA, alcune amministrazioni pubblicano i propri avvisi sul sito istituzionale dell'ente, nella sezione
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