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Buoni Pasto nella PA: Importo e Regolamento 2026

I buoni pasto rappresentano uno degli strumenti di welfare più diffusi nel settore pubblico italiano. Per chi lavora o aspira a lavorare nella pubblica amministrazione, conoscere come funzionano, a quanto ammontano e quali regole ne disciplinano l'erogazione è utile tanto nella fase di valutazione di una proposta di impiego quanto nella gestione quotidiana del rapporto di lavoro. Questa guida affronta il tema in modo pratico, con riferimento alle normative vigenti e ai principali comparti contrattuali.

Cosa sono i buoni pasto nella pubblica amministrazione

I buoni pasto sono un beneficio accessorio riconosciuto ai dipendenti pubblici in sostituzione del servizio mensa aziendale. Consentono di acquistare pasti o generi alimentari presso esercizi convenzionati, nei giorni e alle condizioni previste dal contratto collettivo di comparto e dall'eventuale accordo integrativo decentrato stipulato a livello di singola amministrazione.

Non si tratta di retribuzione in senso stretto: i buoni pasto non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente entro precise soglie fiscali stabilite dalla legge, il che li rende uno strumento di welfare vantaggioso sia per il datore di lavoro pubblico sia per il dipendente.

Il loro utilizzo è disciplinato da una combinazione di fonti normative: la legislazione fiscale nazionale, i contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) di comparto e la contrattazione decentrata integrativa a livello di singola amministrazione.

Il quadro normativo di riferimento

Sul piano fiscale, il riferimento principale è il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (D.P.R. 917/1986, detto TUIR), che stabilisce le condizioni di esenzione fiscale per i cosiddetti fringe benefit dei lavoratori dipendenti, categoria nella quale rientrano anche i buoni pasto.

La distinzione tra buoni pasto elettronici e cartacei, con soglie di esenzione differenziate, è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2020 (Legge 160/2019). Sul piano del rapporto di lavoro pubblico, il D.Lgs. 165/2001 (Testo Unico del Pubblico Impiego) costituisce la cornice generale, mentre i CCNL di comparto definiscono i diritti e le condizioni specifiche per ciascuna categoria di dipendenti. I comparti principali sono:

  • Funzioni Locali (comuni, province, città metropolitane, regioni, enti strumentali locali)
  • Funzioni Centrali (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici nazionali)
  • Sanità (aziende sanitarie locali, aziende ospedaliere, IRCCS pubblici)
  • Istruzione e Ricerca (scuole, università, enti di ricerca)

Ciascun CCNL può prevedere condizioni specifiche, motivo per cui l'importo e le modalità di fruizione dei buoni pasto possono variare anche in modo significativo da un comparto all'altro e da un ente all'altro.

Chi ha diritto ai buoni pasto: le condizioni generali

Il diritto ai buoni pasto non è automaticamente riconosciuto a tutti i dipendenti pubblici. Le condizioni di accesso dipendono da tre fattori principali: il CCNL di riferimento, l'eventuale accordo integrativo dell'ente e il tipo di orario di lavoro svolto.

In via generale, i buoni pasto vengono erogati nei giorni in cui il dipendente:

  • effettua una prestazione lavorativa continuativa che comprende la pausa pranzo, superando una soglia minima di ore (spesso indicata in sei ore lavorative effettive o in un intervallo orario che copre il mezzogiorno);
  • non usufruisce di un servizio mensa gratuito o di altro rimborso del pasto da parte dell'amministrazione;
  • è in servizio in presenza, salvo diverse disposizioni dell'accordo integrativo decentrato.

I lavoratori a tempo parziale hanno diritto ai buoni pasto proporzionalmente alle giornate in cui svolgono l'orario previsto dalle condizioni sopra descritte. Chi lavora con orario ridotto al mattino, senza coprire la fascia del pranzo, generalmente non matura il diritto al buono pasto per quel giorno. I dipendenti in alcune categorie particolari, come il personale docente o alcune figure della dirigenza, possono avere regole differenti stabilite dal CCNL di appartenenza.

Importi dei buoni pasto nella PA: soglie fiscali e valori indicativi

Gli importi dei buoni pasto nella pubblica amministrazione si muovono all'interno di un doppio sistema: le soglie fiscali fissate dalla legge e i valori effettivi stabiliti dai contratti integrativi di ente.

Le soglie di esenzione fiscale

La normativa fiscale vigente stabilisce che i buoni pasto non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente entro i seguenti limiti giornalieri:

  • Buoni pasto in formato elettronico: esenzione fino a 8 euro per giorno lavorativo.
  • Buoni pasto in formato cartaceo: esenzione fino a 4 euro per giorno lavorativo.

L'eventuale eccedenza rispetto a queste soglie è soggetta a tassazione ordinaria IRPEF e a contribuzione previdenziale, sia per il dipendente sia per l'ente datore di lavoro. Per questo motivo, la grande maggioranza delle amministrazioni pubbliche si attiene a importi compresi entro i limiti di esenzione, con una preferenza marcata per i buoni pasto elettronici.

I valori reali negli enti pubblici

L'importo effettivo del buono pasto viene stabilito a livello di contrattazione integrativa decentrata. Nella pratica, i valori più diffusi tra le amministrazioni pubbliche italiane si collocano in un intervallo indicativo compreso tra 5 e 8 euro per i buoni elettronici, con molti enti che si attestano su cifre vicine alla soglia massima di esenzione per restare fiscalmente convenienti per entrambe le parti.

Si tratta di valori orientativi: ogni ente determina autonomamente l'importo, nei limiti fissati dal CCNL e dalle risorse del fondo per il salario accessorio. Non è raro che due comuni della stessa regione riconoscano importi differenti, a seconda degli accordi raggiunti in sede di contrattazione integrativa.

Buoni pasto elettronici e cartacei: differenze concrete

La distinzione tra formato elettronico e cartaceo non è solo tecnica: ha rilevanza sia fiscale sia pratica.

I buoni pasto elettronici vengono caricati su una card dedicata o gestiti tramite applicazione per smartphone. Sono oggi la forma adottata dalla maggioranza delle amministrazioni pubbliche, per diversi motivi:

  • godono di una soglia di esenzione fiscale doppia rispetto ai cartacei (8 euro contro 4 euro);
  • sono più sicuri in caso di smarrimento o furto;
  • semplificano la gestione amministrativa per l'ente;
  • risultano accettati da una rete più ampia di esercizi convenzionati.

I buoni pasto cartacei sono progressivamente meno diffusi nel settore pubblico, anche per effetto del trattamento fiscale meno favorevole. Restano tuttavia utilizzati da alcune amministrazioni, in particolare enti di dimensioni minori che non hanno ancora completato la transizione al formato digitale.

Chi si avvicina a un concorso pubblico o valuta un'offerta di impiego può verificare il formato dei buoni pasto erogati dall'ente attraverso la contrattazione integrativa pubblicata sul sito istituzionale, nella sezione dedicata all'amministrazione trasparente.

I buoni pasto nei diversi comparti contrattuali

Le regole e gli importi variano in modo rilevante tra i comparti. Ecco una panoramica delle principali differenze.

Comparto Funzioni Locali

Nel comparto delle Funzioni Locali, il diritto ai buoni pasto è generalmente riconosciuto dal CCNL, ma il valore del singolo buono viene determinato a livello di contrattazione integrativa di ente. Comuni, province e regioni possono pertanto riconoscere importi diversi, a seconda delle risorse disponibili e degli accordi con le organizzazioni sindacali. Le amministrazioni di maggiori dimensioni tendono a offrire importi più elevati, spesso prossimi alla soglia massima di esenzione per i buoni elettronici.

Comparto Funzioni Centrali

Per i dipendenti dei ministeri e delle agenzie centrali dello Stato, i buoni pasto sono disciplinati dal CCNL di comparto e, nei dettagli, dagli accordi integrativi di ciascuna amministrazione. Anche in questo caso il valore è stabilito in sede decentrata. In molte amministrazioni centrali, la transizione al formato elettronico è avvenuta già da tempo, con importi che si collocano generalmente nella fascia medio-alta della forbice indicativa.

Comparto Sanità

Il personale del Servizio Sanitario Nazionale segue il CCNL Sanità, che comprende diverse aree contrattuali (comparto, dirigenza medica e veterinaria, dirigenza sanitaria professionale tecnica e amministrativa). Le modalità di erogazione dei buoni pasto, o in alternativa del servizio mensa aziendale, dipendono dalla struttura sanitaria di appartenenza. Non tutte le aziende sanitarie o ospedaliere riconoscono i buoni pasto nella stessa forma: alcune dispongono di mense interne e in quel caso il beneficio può essere erogato direttamente in natura.

Comparto Istruzione e Ricerca

Il personale tecnico e amministrativo delle scuole (area ATA) e il personale delle università e degli enti di ricerca rientrano in questo comparto. Le regole sui buoni pasto variano in funzione del tipo di istituzione e dell'orario di servizio effettivo. Il personale docente delle scuole, per le specifiche caratteristiche del proprio orario, si trova in una situazione distinta rispetto al personale amministrativo dello stesso istituto.

La contrattazione integrativa: il livello che determina l'importo reale

Per chi vuole sapere con precisione a quanto ammontano i buoni pasto in un determinato ente pubblico, il documento da consultare è la contrattazione integrativa decentrata. Ogni amministrazione è tenuta a pubblicarla sul proprio sito istituzionale nella sezione "Amministrazione trasparente", sotto la voce relativa al personale e ai contratti integrativi.

Questi accordi vengono rinnovati periodicamente, in genere con cadenza pluriennale, e recepiscono le indicazioni del CCNL nazionale. Le risorse disponibili per il salario accessorio, all'interno del quale rientra spesso anche il costo dei buoni pasto, sono determinate secondo criteri stabiliti dalla normativa sull'impiego pubblico e possono variare di anno in anno in base alle disposizioni di legge sulla finanza pubblica.

Verificare la contrattazione integrativa è il modo più affidabile per conoscere il valore esatto del buono pasto riconosciuto dall'ente di interesse, prima di partecipare a un concorso o di accettare un'assunzione.

Buoni pasto e lavoro agile nella PA

Il tema dei buoni pasto nel contesto del lavoro agile ha generato un confronto normativo e contrattuale negli ultimi anni. La questione centrale è se il dipendente in smart working abbia o meno diritto ai buoni pasto nelle giornate in cui presta servizio da remoto.

In assenza di un'indicazione uniforme a livello di CCNL nazionale, la scelta è stata rimessa alle singole amministrazioni e agli accordi integrativi. Alcune amministrazioni hanno espressamente escluso il riconoscimento dei buoni pasto nelle giornate di lavoro agile, ritenendo che il beneficio sia legato alla presenza fisica in ufficio e alla conseguente necessità di consumare il pasto fuori casa. Altre amministrazioni hanno invece mantenuto il riconoscimento anche in smart working. Chi lavora in modalità agile, o prevede di farlo, è opportuno che verifichi le disposizioni specifiche dell'ente di appartenenza.

Come vengono erogati i buoni pasto: aspetti pratici

Dal punto di vista operativo, i buoni pasto elettronici vengono di norma erogati con cadenza mensile, in base alle giornate maturate nel mese precedente secondo i criteri stabiliti dall'accordo integrativo. L'ente verifica il numero di giorni in cui il dipendente ha rispettato le condizioni previste (ore di servizio continuativo, presenza in ufficio e simili) e carica il corrispondente importo sulla card o nell'applicazione del dipendente.

I buoni pasto non sono cedibili a terzi e non sono convertibili in denaro contante. Devono essere utilizzati esclusivamente per l'acquisto di pasti o generi alimentari presso gli esercizi aderenti alla rete convenzionata. In caso di mancato utilizzo entro un certo periodo, alcuni buoni possono scadere: è opportuno verificare le condizioni specifiche indicate nella documentazione rilasciata dall'ente.

Domande frequenti

Tutti i dipendenti pubblici ricevono i buoni pasto?

No. Il diritto ai buoni pasto dipende dal CCNL di comparto, dall'accordo integrativo dell'ente e dal tipo di orario svolto. In linea generale, ne hanno diritto i dipendenti che svolgono un orario continuativo che comprende la pausa pranzo e non usufruiscono di un servizio mensa gratuito. Chi lavora part-time con orario solo mattutino, o chi appartiene ad alcune categorie particolari, potrebbe non maturare il beneficio.

Quanto valgono i buoni pasto nella PA?

Non esiste un importo unico valido per tutta la pubblica amministrazione. Le soglie fiscali di esenzione sono fissate dalla legge: 8 euro al giorno per i buoni elettronici e 4 euro per quelli cartacei. Il valore effettivo riconosciuto dall'ente viene stabilito dalla contrattazione integrativa decentrata e si colloca, nella maggior parte dei casi, in un intervallo compreso tra 5 e 8 euro per i buoni elettronici. Per conoscere il dato preciso di un determinato ente, occorre consultare la contrattazione integrativa pubblicata sul sito istituzionale nella sezione "Amministrazione trasparente".

I buoni pasto sono soggetti a tassazione?

Entro le soglie di esenzione previste dalla legge (8 euro per i buoni elettronici, 4 euro per quelli cartacei), i buoni pasto non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente e non sono soggetti né a IRPEF né a contribuzione previdenziale. L'eventuale importo eccedente la soglia viene invece assoggettato a tassazione ordinaria, con oneri sia per il dipendente sia per l'ente.

Cosa succede ai buoni pasto in caso di lavoro agile?

Le regole variano da un ente all'altro. Alcune amministrazioni hanno escluso il riconoscimento dei buoni pasto nelle giornate di smart working, altre lo hanno mantenuto. La risposta dipende dalle disposizioni della contrattazione integrativa dell'ente specifico. In assenza di indicazioni esplicite nell'accordo, è opportuno verificare con l'ufficio del personale di riferimento prima di dare per scontato il beneficio.

Dove trovo informazioni sui buoni pasto di un ente prima di partecipare a un concorso?

Il punto di partenza è il sito istituzionale dell'ente, nella sezione "Amministrazione trasparente", sotto le voci dedicate al personale e ai contratti integrativi. Molte amministrazioni pubblicano anche il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO), che può contenere informazioni utili sul welfare riconosciuto al personale. In alternativa, si può rivolgere una richiesta diretta all'ufficio del personale dell'ente, che è tenuto a fornire informazioni sulle condizioni di impiego.

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